ASSOCIAZIONE CULTURALE ASTORRE
TORRE ALFINA Viaggio tra arte musica e tradizioni
Nel mese di ottobre dell’anno 2004 è nata l’Associazione Culturale Astorre *, in seguito alla formazione del gruppo di “festaroli” che si occuperà dell’organizzazione dei festeggiamenti per la Madonna del S. Amore del 2005. L’Associazione, di cui fanno parte dieci soci fondatori, si propone di promuovere attività di tipo culturale legate al nostro paese. Una delle finalità principali è valorizzare Torre Alfina nei suoi aspetti migliori e consentire a chi la visita come turista di conservare un’immagine sempre più accogliente, trasformandola in un polo d’attrazione che coroni le interessanti attrattive del nostro Comune. Ponti nel Tempo è la manifestazione di cui si occupa Astorre e che si svolge ogni anno il primo fine settimana di settembre.
*Astorre è un nome di persona, derivante forse dal nome di una specie di falco, l’àstore, che popola le nostre campagne. Il nome è stato rinvenuto sia in un catasto torrese di fine secolo XV, sia nei Commentari Historici di Monaldo Monaldeschi, il quale teneva come accompagnatore nei suoi viaggi per l’Italia che portava questo stano nome. La scelta del nome, che ben si presta al gioco di parole tra l’associazione e il nostro paese, vuole appunto coniugare Torre e la Cultura.
I NOSTRI MOTTI PONTI NEL TEMPO… La cultura, l’arte e le tradizioni di un territorio
‘’ …un giullare è un musico, un poeta,un attore, un saltimbanco; è il ciarlatano che diverte la folla ai crocevia; è l’autore e l’attore dei lazzi che si recitano nei giorni di festa all’uscita delle chiese, ….’’ Ma soprattutto parla una lingua comprensibile a tutti quella dell’espressione artistica. Tratto da Les jongleurs en France au Moyen Age Con orgoglio e gran passione Vi offriamo questa manifestazione Per ricordare a tutti quanti, Popoli, nobili e viandanti, Che per dar di sè memoria Bisogna saper vivere la storia E che, per avanti poter andare, Le nostre origini dobbiamo amare Torre Alfina in Festa… Ponti nel Tempo Viaggiare nel tempo non è ancora possibile ma a Torre Alfina, paese di visione e sogno, forse lo sarà, in un connubio fra storicità e spettacolo, fra cultura e tradizione. L’Associazione culturale Astorre, in collaborazione con altri enti ed associazioni del luogo, anche quest’anno vuole presentare una gamma di manifestazioni culturali che rendano giustizia alla bellezza del borgo che le ospita. Per tre giorni, dal 5 al 7 settembre 2008, una serie di eventi permetteranno a noi di calarci in altre epoche vivendo suggestioni, odori e sapori di tempi andati. Così sarà anche possibile stabilire quel “ponte nel tempo”, quell’elemento di congiunzione che unisce passato e presente e ci permette di comprendere meglio il momento attuale. Punto di partenza sarà il medioevo, le origini: “Regnando dunque in Italia Desiderio (…) fu edificato un castello al capo del piano dell’Alfina, da Orvieto lontano otto miglia dov’era una sola torre fatta in fortezza, onde il castello prese il nome da quella torre: (…). E’ situata la torre predetta nel mezzo del cassero di detto castello, ampliato ed arricchito di belle e magnifiche abitazioni dal Signor Sforza Monaldeschi della Cervara.” Così scrive nei suoi “Comentari Historici” Monaldo Monaldeschi della Cervara e ben si presta al viaggio estemporaneo e immaginario che il visitatore della nostra manifestazione compie nell’arco di tempo che va dall’origine dal borgo al tramonto del Medioevo. E’ medievale il Banchetto di Astorre a base di prodotti tipici che da quei tempi lontani ad oggi sono giunti quasi immutati. E’ invece del ‘600 l’origine della Fiera di San Bartolomeo con i venditori (commercianti del luogo) e gli antichi mestieri (artigiani) che, pur adeguandosi ai tempi sono stati tramandati fino a noi. Risale al 1760 l’origine della festa in onore della Madonna del Santo Amore, fatto testimoniato dalle Riformanze dell’epoca ed oggi rievocato con il corteo storico della Traslazione della sacra immagine dall’antica chiesa parrocchiale di Santa\Maria alla chiesina di San Sebastiano, poi ampliata e dedicata alla Madonna del S. Amore . Sempre dedicata alla Madonna è la manifestazione “Dentro una Rosa”: Torre Alfina si tinge dei colori della natura con allestimenti florovivaistici di vie e chiese che tramite il simbolismo della Rosa trasmettono un messaggio di pace e di speranza. Altro momento particolarmente significativo della festa è il “Palio della Torre” che vuole ricordare i numerosi assedi patiti dal nostro castello, soprattutto ad opera dei cavalieri di ventura di passaggio per questi luoghi. Con una visione ottimistica di buon auspicio, spettacoli di artisti di strada, musica e buone letture completano il ponte tra presente e futuro.
LA TRASLAZIONE Ricostruzione dell’episodio che ha dato origine alla festa in onore della Madonna del Santo Amore. L’immagine della Madonna fu assegnata nel 1657 alla chiesa parrocchiale di Santa Maria che sorgeva dove oggi è il belvedere, piazza antistante l’ingresso del castello, da padre Giovan Giacomo di Roma, missionario cappuccino, e fu inizialmente collocata sull’altare di San Francesco. A perpetuo ricordo della solenne Traslazione della Sacra Immagine dalla chiesa dove inizialmente era stata posta, alla chiesa rurale di San Sebastiano, avvenuta presumibilmente nel 1760, si celebra appunto la festa citata. Da quanto risulta dall’Atto Consiliare datato 27/07/1761 si può ipotizzare la presenza di figure quali il Podestà, i tre priori, le confraternite ed un concorso di donne con il capo velato e le candele in mano. La rievocazione del momento sopra descritto ha luogo il sabato sera, giorno che precede il dì di festa ed è particolarmente suggestivo perché percorre la rampa di accesso al castello e le pittoreshe vie del borgo.
IL PALIO DELLA TORRE
Gioco tra squadre che rievoca i numerosi assalti subiti dal castello di Torre Alfina nel corso dei secoli e che coinvolge gli attuali rioni presenti nel borgo: Corso, S. Angelo, Madonna della Via e Contado. Ispirato ad un antico gioco medievale, una specie di pallacanestro, è anche conosciuto come palla nel pozzo. Curiosa variante del gioco è quella che si svolge a Sant’ Elpidio a Mare dove prende il nome di contesa del secchio e rievoca la leggenda secondo la quale per stabilire il diritto ad attingere per primi l’acqua alla fonte e derimere così le liti fra le comari, le autorità dell’epoca decretarono che ogni anno si disputasse appunto la contesa fra i giovani delle contrade. Nella versione torrese del gioco troveranno spazio riferimenti precisi alle cinte murarie ed alle porte di accesso al borgo e i giocatori verranno chiamati con l’appellativo di assaltatori. Il gioco è preceduto da una sfilata in costume che accompagna le squadre al luogo della contesa i cui partecipanti sono stati riuniti in una associazione chiamata “La compagnia del Cassero”.
ANTICA FIERA DI SAN BARTOLOMEO
Dallo statuto Comunale di Torre Alfina (1575), si apprende che nel mese di agosto veniva festeggiato S. Bartolomeo ed a questo santo venne dedicata la fiera annuale. Sempre leggendo lo Statuto Comunale apprendiamo che la presenza di artigiani e tessitori provenienti dall’esterno della Comuntà veniva ben vista, poiché il loro mestiere poteva essere divulgato agli abitanti del luogo. Dall’esame della stessa fonte è possibile ricostruire la storia dell’agrigoltura e dell’allevamento di questo luogo: il tipo di colture, più tutelate, erano quelle della vite e dei cereali, soprattutto il grano, ma anche gli orti. Tutelati erano pure gli alberi da frutto e i castagneti. La coltivazione dell’ulivo non era molto praticata ma particolarmente salvaguardata. Fonte di ricchezza per la comunità erano i boschi che venivano venduti per il taglio con “l’asta della candela”. La zootecnia curava essenzialmente lasuinocultura, affiancata dall’allevamento di bovini ed ovini. Ripristinata nel 2005 la Fiera oggi si è specializzata nella promozione di prodotti tipici della Tuscia e dei territori con essa confinanti con l’aggiunta coreografica della rappresentazione di antichi arti e mestieri. In particolare si vuol segnalare l’evento “I Briganti e il Cacio dell’Alfina” dove un racconto popolare, tra storia e leggenda, è stato preso a pretesto per la messa in produzione di un formaggio tipico di Torre Alfina, “il Greppello”, particolarmente gradito ai briganti del luogo e non, perchè aromatizzato con il timo selvatico.
DENTRO UNA ROSA (rose bianche e rosse per la Madonna del Santo Amore)
Regina dei fiori la rosa, re dei giardini il roseto che la produce. Coltivata fin dalla notte dei tempi, la rosa è il fiore più cantato dai poeti ed è stata sempre un elemento indispensabile di cerimonie religiose o laiche con lo stesso significato di perfezione. La rosa è stata, dall’inizio della storia conosciuta, il fiore di Venere e secondo le antiche fonti il suo colore era bianco. Divenne di colore rosso per intervento “divino”. Venere si era follemente innamorata di Adone. Marte l’amante ufficiale, poiché la dea era sposata a Vulcano, trasformatosi in cinghiale uccise Adone il cui sangue, per volere di Venere, colorò le pallide rose. Nel linguaggio dei fiori la rosa simboleggia l’insieme di spiritualità e di terreno, la manifestazione di ciò che si eleva e sboccia al disopra delle acque primordiali, il volto splendente della Madre. Designa la perfezione assoluta, un compimento senza difetti. Nell’iconografia cristiana la rosa rappresenta la coppa che raccoglie il sangue di Cristo versato per la redenzione dell’umanità. Diventa quindi simbolo di meditazione e di rigenerazione assumendo nelle due colorazioni, il rosso e il bianco, le espressioni più alte. La rosa bianca legata alla Madonna, detta anche rosa mistica, alla verginità, indica amore eterno e puro, libero dalla passione terrena. La rosa rossa è il simbolo dell’amore per eccellenza, dell’amore che sopravvive alla morte e della rinascita in Cristo redentore. Sia il colore bianco che quello rosso sono entrambi messaggi mariani, e se le rose bianche rappresentano l’Amore eterno e puro, quelle rosse indicano l’Amore appassionato della Vergine per tutta l’Umanità. La rosa quindi come simbolo di amore, di speranza e di pace. Questi messaggi universali sono bene evidenziate in una vetrata della chiesa parrocchiale di Torre Alfina, realizzata dall’artista Pepparulli Rita. Alla base dell’opera c’e una rosa rossa fra i due santi festeggiati nello stesso borgo San Bernardino da Siena e Sant’Antonio Abate. La Madonna in un vortice di luce è assunta in cielo e va a raggiungere il trascendente rappresentato dalla colomba dello Spirito Santo. Maria si trova ormai al di là della morte e del giudizio, in quella luce che le Scritture chiamano “regno di Dio”; e tuttavia umana, infinitamente materna. Ella rimane totalmente rivolta verso gli uomini, verso le loro sofferenze, verso il pellegrinaggio compiuto così spesso a tastoni dalla chiesa, e prima ancora dalla chiesa mistica che ingloba l’intera umanità e tutto quanto il cosmo. Nella grande spiritualità della chiesa antica, come pure in molte leggende popolari, Maria è colei che pronuncia sull’inferno – anche sul nostro inferno interiore – la preghiera per la salvezza universale. La Madonna rappresenta quindi quel ponte fra umano e divino per cui al Dio fatto uomo corrisponde l’uomo deificato, è il primo essere umano presente, anima e corpo, nella gloria divina è la “Donna vestita di sole” di cui parla l’Apocalisse. Ed’è proprio questo il grande messaggio di speranza che vogliamo trasmettere con la nostra manifestazione quello di una rinascita non solo dello spirito ma anche dell’uomo, perché ci si possa rialzare dopo una caduta, perchè tutti possano gridare al miracolo, perché come dice Mariella Nava in una sua canzone,”scriviamo noi la Storia ...”. |